Autore

Mario Moiraghi

Sono nato a Milano nel 1942, nel clima tragico della seconda guerra mondiale. Mia madre mi raccontava che la mia prima culla era stata una grossa scatola di scarpe. Naturalmente imbottita.

Crebbi come molti altri ragazzi di quella generazione, ritmando il tempo della mia vita sulla scuola e sugli impegni che essa determinava. Non c’era neppure la televisione. Solo la radio univa il nostro piccolo universo della famiglia e del quartiere al resto del mondo.

Continuai gli studi, dapprima fino alle superiori, condizionato dall’insistenza di mio padre che mi imponeva la conoscenza delle lingue, antiche e moderne, come condizione essenziale di ogni indirizzo culturale. Portai a compimento il mio liceo abbastanza felicemente, con accettabile conoscenza di almeno due lingue classiche e tre moderne, oltre naturalmente all’italiano. Questo fatto fu determinante, come mio padre prevedeva, sia nella professione che nelle ricerche, consentendomi di aprire spazi inattesi sia nei rapporti umani che nell’accesso a testi e a fonti di ogni tempo, con una relativa facilità a gettare lo sguardo su altre lingue e sul pensiero di molti popoli.

Superai anche l’università, alla quale devo l’impianto metodologico razionale della mia vita professionale. Ebbi la fortuna di impiegare la mia vita in mondi diversi: aziende multinazionali, pubblica amministrazione e università, giungendo poi a operare come professionista indipendente, come direttore ed editorialista di riviste scientifiche, cogliendo dovunque le molteplici realtà che compongono il panorama che ci circonda.

Scrivere divenne ben presto l’obiettivo reale della mia attività. Dapprima testi tecnici, con obiettivi aziendali, poi testi di carattere scientifico e storico, per scopi universitari, poi scritti giornalistici, infine testi di ricerca più specificamente storica, per improvviso cambio di rotta dei miei interessi, all’inizio degli anni ’90.

Il mio modo di cercare e di scrivere non intende spodestare dalla loro cattedra i legittimi accademici competenti. Chiede però che essi affrontino e cerchino di spiegarci le ragioni dei molti o troppi enigmi che in molti campi annebbiano le verità del passato, dandoci la sensazione che qualcosa ci sia occultato da chi dirige le nostre scelte.